Il lampo

scritto da zuan alto
Scritto 14 giorni fa • Pubblicato 10 ore fa • Revisionato 10 ore fa
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Da Pascoli a Pirandello, la verità nei frammenti dell'esame di stato
- Nota dell'autore zuan alto

Testo: Il lampo
di zuan alto

E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto;
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì, si chiuse, nella notte nera.
G.Pascoli - Il Lampo


Come un lampo che rischiara un paesaggio notturno mostrandone le sagome in bianco e nero e la profondità volumetrica, così l’intuizione gli mostrò i contorni della strategia, la difficoltà adesso era ricordarne i particolari.

Il caldo non era più il problema principale, avevano ritrovato spazio vitale i dubbi usuali. Dal disagio del giorno prima, naufragato in eccessi di carboidrati, grassi saturi e insaturi e alcool era emersa galleggiando sull’acidità di stomaco la solita inadeguatezza: un insieme di sensazioni, identiche ad altre già vissute, riconoscibili come tali solo dopo un rito di distacco.

In questo caso si era trattato di bruciare l’insieme di appunti presi durante la crisi: il diario del malessere era stato strappato con accurata attenzione dal taccuino e le due pagine erano state bruciate, la cenere si era sparsa con il vento e la sensazione era stata di immediato sollievo.

Vedere le parole che lo specchio gli aveva mostrato come proprie, vedere il proprio volto riflesso preda di disperazione, le labbra aperte in un urlo sordo, la propria figura dai contorni odiati, la linea dello stomaco prominente, la calvizie, la barba non curata, l’esistere di una crisi.

Effimera come l’ombra delle nuvole in un giorno di vento forte, potente come un tuono che riecheggia in uno spazio chiuso.

Niente l’aveva prodotta, niente di concreto. Eppure era nello specchio e nelle pagine, nella forma della figura riflessa come nei contorni delle lettere, pesante, opprimente, reale. E’ come immaginare il sangue che pulsa, immaginare le vene percorse che si gonfiano e che si sgonfiano, la spinta del liquido che si propaga dal muscolo che costantemente lavora nella parte sinistra del mio petto, che spinge il sangue e lo muove, così incerto e così reale.

E poi la luce, parole emerse nella bassa marea:

“il vero è una scelta,
il bene è un’azione,
l’ordine e una pratica costante, continua.

Non è possibile pensare il processo pensando di aver raggiunto un obiettivo e nemmeno percorrere il percorso pensando di avere una meta. L’unico obiettivo è il percorso quotidiano, lo scorrere consapevole di ogni attimo, di ogni respiro, di ogni goccia di sangue nelle vene. Occorre forza per strapparsi di dosso e bruciare la maschera della depressione, della tristezza, del malumore.”

La maschera appare chiara nella coscienza: si genera e si frantuma si solidifica e si scioglie, assume forme nuove dettate da dati di coscienza e di memoria, da relazioni inevitabilmente legate alla necessità di abitare luoghi condivisi e incrociare altre vite.

L’intuizione era ancora lì, come un’ombra di qualcosa che sovrasta ma al quale non è possibile sguardo diretto: “la nascita di nuove specie dipende dalla variazione degli individui”. Ogni singolo individuo conta, ogni singolo individuo. Conta.

Gli era parso importante. Ci era parso importante. Era come guardare in maniera consapevole dal punto di vista delle maschere, guardarci dentro, avvicinare il punto di vista fino a farlo coincidere, sentire la forma della maschera adattarsi al volto, sparire.

Il lampo testo di zuan alto
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